mercoledì 6 giugno 2012

Fútbologia - La rivoluzione fútbologica spiegata a mio padre


Vi confesso che non l'ho mai capito bene, mio padre.
Nei passati pomeriggi d'estate che assistevano al tentativo di coinvolgerlo nelle mie biennali trepidazioni per la sorte degli Azzurri, impegnati ai Mondiali o agli Europei di calcio, lui non perdeva nemmeno un secondo per stigmatizzare tutto quel mio entusiasmo come ridicolo e infantile

"Sì, dai, una volta anch'io..." - diceva senza concludere la frase, fissandomi come si fissa un figlio con un naso da clown - "ma adesso guardo le partite così, tanto per guardare". 

Frase che alle mie orecchie suonava seconda, per idiozia, solo a quella per cui "in fondo, che si vinca o che si perda, domani dobbiamo andare a lavorare comunque", la cui verità risulta estendibile ad una gamma di eventi Win-Lose talmente vasta da escludere solo due casi specifici: guerre termonucleari e tornei di roulette russa.

Il lato oscuro della faccenda si manifestava però a poche ore da quelle parole tanto lapidarie, durante l'ennesima partita da dentro o fuori della Nazionale.
Lì assistevo all'incredibile trasfigurazione di mio padre. 
Quanto gli accadeva dopo il fischio d'inizio riusciva infatti a ridurre il mio coinvolgimento emotivo di adolescente a una manifestazione davvero ridicola e infantile, ma solo per la sua incapacità di elevarsi a un livello totalizzante quanto quello che s'impadroniva del genitore. Un divario che il metodo Stanislavskij non avrebbe potuto colmare. 
In preda a clamorosi eccessi di spersonalizzazione dell'esistente, mio padre arrivava al punto di contestarmi la mancata fluidità della manovra azzurra, o l'insipienza del centrocampo. La contestava a me, suo figlio

"Guarda! Guarda! Non riusciamo a fare un cazzo di triangolo! Spiegami com'è possibile! Adesso tu mi spieghi com'è possibile"

Infastidito dalla totale mancanza di gioco, caso peraltro abbastanza frequente, arrivava al punto di affermare, scandalizzato, che avrei dovuto vergognarmi per il modo in cui stavamo in campo. Io-dovevo-vergognarmi, capite?

"No, sul serio dai. Vergognati!"

Mentre mia madre ci guardava con aria interrogativa, ignorando se lei dovesse considerarsi aggregata alla disonorevole panchina azzurra o nei panni più confortevoli di raccatapalle, io compilavo sogghignando l'immaginaria ma dovuta lettera di dimissioni dal ruolo di più giovane ct della Nazionale.

Ma questo non gli bastava, e allora via a raccontarmi, con lo sguardo che brillava di nostalgia, di quanto magnifica fosse l'Italia di Bearzot in Argentina, al confronto, o le prodigiose giocate dell'Olanda di Cruyff, e dei sovietici guidati dal colonnello Lobanovski. Poi delle sue partite nelle categorie provinciali, orgoglioso di quel talento esibito e naufragato nella noia degli allenamenti, e di quella semifinale messicana e infinita cui aveva assistito nella solitudine delle 3 del mattino, con uno schermo senza colori a sfidare il buio di una casa addormentata. O ancora della grandezza di Rombo di Tuono, divinità scesa dall'Olimpo che aveva saputo cadere e rialzarsi, con una forza che quel soprannome poteva solo lontamente evocare.

Vedevo l'enigma di mio padre precipitare ogni volta al centro delle mie stesse emozioni di ragazzo, riuscendo a sfondare col suo peso il pavimento di una costruzione che ero stato capace di innalzare solo per qualche metro. Quella splendida caduta, ora, ne rivelava una profondità tanto straordinaria da non lasciartene immaginare il fondo. 
All'improvviso, una partita da guardare così, tanto per guardare, agli occhi di mio padre si trasformava nell'oggetto di un innamoramento antico, così viscerale da apparire incancellabile. Qualcosa che sapeva abbattere quel muro di disillusoria e adulta razionalità eretto fino a qualche ora prima, permettendogli di vivere lo spettacolo calcistico con un'intensità a me preclusa. 
Io ne sapevo ancora troppo poco, allora, di calcio. 
Non avevo potuto conoscere tutte le sfumature che ne dipingevano la grandezza e la miseria, e se le intuivo era anche grazie al riflesso di quanto lui mi stava raccontando, e che sognavo potesse farmi rivivere per sempre.
Soltanto una cosa mi era chiara: il calcio avrebbe avuto qualcosa da raccontarmi, e io avrei dovuto saperlo ascoltare.

Oggi quella cosa mi è chiara quanto, e forse più di allora. 
E' per questo che, non appena mi è stato chiesto di dare una mano in un progetto che potesse far parlare il calcio, ascoltando quanto il calcio avrebbe saputo ancora raccontarci, non ho fatto altro che aderire con lo stesso entusiasmo con cui seguivo gli occhi innamorati di mio padre, durante quelle sere d'estate.

Per me Fútbologia è tutto questo, e molto altro ancora.

Matt Pumpkin (aka Señor Z.)



Fútbologia
La Rivoluzione rotola?

Annusiamo calcio da quando eravamo bambini. L’odore di muffa dello spogliatoio, il grasso per ungere le scarpe, il sudore delle maglie. Intere formazioni mandate a memoria.
Lo giochiamo. Lo abbiamo giocato..
Abbiamo numi tutelari. Epiche figure mondiali, insieme a piccole divinità locali. E con loro una costellazione, una spoon river di campioni, compagni e amici da ricordare.
Eppure lo sappiamo. Il livello del discorso sul calcio in Italia è molto basso. E il sistema del business globale del calcio è nella merda fin sopra i capelli. Da tempo ci divertiamo meno.
Però abbiamo un piano. Attaccare. Con una squadra forte. Ci allena Zeman, movimenti rapidi in campo, gradoni in allenamento. La squadra la facciamo noi, ma si gioca tutti insieme. Alziamo l’asticella, fondiamo, dal basso, l’Università del Pallone.

Un festival di tre giorni a Bologna per ripensare il calcio.  A Ottobre.

       
Di giorno conferenze e incontri, di sera reading e concerti.
In mezzo proiezioni di film e documentari, torneo di calcio a cinque, bar sport, workshop di costruzione della palla per bambini. E tanto altro ancora.
John Foot, Simon Kuper, David Winner, David Goldblatt, Gianni Minà, Valerio Mastandrea, Paolo Sollier, Wu Ming, Guido Chiesa, Diego Bianchi, Mimì Clementi saranno con noi, anche per organizzare l’evento. Tanti altri amici italiani e stranieri continuano ad aggiungersi.
Tutti gli eventi congressuali saranno ad accesso gratuito. Grazie anche alle decine di volontari che hanno generosamente offerto il loro aiuto per l’organizzazione.

        
Tifa Fútbologia
    
Se vuoi ragionare sul calcio e divertirti con il calcio, se vuoi venire al festival o seguirlo su internet con liveblogging, eventi in streaming e pubblicazione degli atti,  

   
partecipa al progetto:

Nessun commento:

Posta un commento